Tra me e l’infinito

 

Paolo Grassi è colpito dalla immensità dell'Universo, come da sempre lo sono stati i nostri antenati,

come lo sono i nostri contemporanei che lo pensano ancora, nonostante la vita moderna e lo saranno -

si spera - i nostri figli, ai quali noi avremo mostrato le bellezze di questo mondo.

 

Di fronte a questo incommensurabile trascorrere del tempo, Paolo Grassi ha inventato una strategia.

 

Ha inventato un linguaggio diverso da quello delle parole e dei suoni: quello delle pietre miliari,

dei punti di riferimento, degli oggetti materiali che testimoniano il flusso di questo tempo.

Una nozione tutta umana, per l'uso delle persone per poter dire "prima", "ora" o "domani".

 

Paolo Grassi sceglie come suo veicolo di riflessione la sequenza dei numeri ordinali. Una serie, la cui partenza, lo zero (il vuoto) preso in prestito dal sanscrito dagli arabi del IX. secolo, situa una nascita, l'inizio di qualcosa o qualcuno. In questo senso Paolo Grassi, nato il 19 agosto 1959 - il suo giorno "zero + 1" -

si rende conto a poco a poco che anche per lui, esiste un enorme l'infinito, al di là della portata dei nostri sensi e dei nostri strumenti.

 

Questa vertigine, Paolo cerca di visualizzarla. La serie di Fibonacci è esponenziale e sfugge rapidamente a qualsiasi materializzazione. Il numero Π (il rapporto tra la lunghezza del diametro del cerchio con la sua circonferenza, è dimostrato che ci può essere un numero finito) fornisce un esempio sul lato dell'infinità che si avvicina allo zero. I numeri ordinali (1, 2, 3, 4, ecc.) saranno le parole di Paolo Grassi.

Ben ordinato, inizia a esplorare il numero 1 e il numero che lo schematizza. Lo rende un monumento. Quindi, il 2 e il 3 e i seguenti numeri.

Si dà il diritto di mescolarli, riunirli e offre visioni stranamente nuove del volo del tempo. Si sofferma su e su ogni lavoro.

Ci perdiamo nel decifrare le opere che mostrano i numeri già passati. Quello che è assolutamente certo è che il numero "infinito" sfuggirà a lui, a meno che questo potere infinito che racchiude tutti gli si riveli un giorno.

 

Luc Joly, 2018